Abbiamo assistito tutti alla manifestazione tenutasi ieri a Gioia Tauro e che ha visto sfilare per le strade oltre 4000 persone contro il raddoppio del Termovalorizzatore.
La manifestazione è stata preceduta da una moratoria al raddoppio dell’impianto approvata all’unanimità dal Consiglio regionale nella seduta di venerdi, che rimanda- solo per qualche tempo – la prosecuzione dei lavori, subordinando il tutto al parere di una commissione governativa che si esprimerà sulla reale sostenibilità ambientale del raddoppio.
Vittoria parziale, quindi, per i manifestanti e per il Consiglio regionale che, si salva dal linciaggio dei propri elettori, da una parte, ma complica la situazione per la gestione futura dei rifiuti in Calabria dall’altra.
E come se non bastasse, sempre nel Consiglio regionale di venerdì, cosa ti tira dal cilindro l’assessore regionale Diego Tommasi?
“Fine dell’emergenza ambientale in Calabria”! ma andiamo velocemente ad analizzare la situazione:
Depurazione: finisce il commissariamento per il settore depurazione, entrano in gioco le ATO, ma quando e sopratutto, come?, visto che la maggiorparte dei depuratori Calabresi sono in panne e richiedono enormi investimenti? praticamente dalla padella alla brace.
Bonifiche: rimangono aperti molti dei cantieri ancora da bonificare, considerando che, in dieci anni di commissariamento, la situazione “grandi bonifiche” è rimasta immutata, come si può pensare che “questa” Regione faccia meglio dei vari commissari mandati dal Governo?
Rifiuti: è innegabile che, indipendentemente dalla collocazione geografica di un altro Termovalorizzatore, la calabria non riesce a smaltire i rifiuti che produce – almeno senza creare nuove discariche dove ammassare i rifiuti indifferenziati – che il progetto di raccolta differenziata va rimodulato e finanziato sulla base di una politica di ”valorizzazione” dei rifiuti differenziati affinchè i benefici economici ricadano direttamente sul territorio – e non nelle cartiere della Toscana- creando un vero e proprio”ciclo integrato dei rifiuti”.
Se non si affrontano subito e con delle soluzioni serie questi nodi, altro che fine dell’emergenza ambientale, siamo solo all’aperitivo!


Inceneritori, perché no.
1 – L’incenerimento dei rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine
2 – L’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la massa iniziale dei rifiuti
3 – Da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze
- le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi, rifiuti estremamente più pericolosi delle vecchie discariche
- i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso
- l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare
4 – Le micro polveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti
5 – Le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di lavori scientifici
6 – Gli inceneritori, detti anche termovalorizzatori, sono stati finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio al carbone. Senza tale tassa sarebbero diseconomici. Nell’ultima Finanziaria è stato accordato il finanziamento, ma solo agli inceneritori già costruiti
7 – In Italia ci sono 51 inceneritori, sarebbe opportuno disporre di centraline che analizzino la concentrazione di micro polveri per ognuno di essi, insieme all’aumento delle malattie derivate sul territorio nel lungo periodo
8 – I petrolieri, i costruttori di inceneritori e i partiti finanziati alla luce del sole da queste realtà economiche sono gli unici beneficiari dell’incenerimento dei rifiuti
Cosa fare con i rifiuti.
1 – Riduzione dei rifiuti (Berlino, per fare un esempio, ha ridotto in sei mesi i rifiuti del 50%)
2 – Raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale
3 – Riciclo di quanto raccolto in modo differenziato
4 – Quanto rimane di rifiuti dopo l’attuazione dei primi tre punti va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla con in impianti di bioessicazione
5 – In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perchè:
- il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato
- il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare
- il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di plastica
6 – La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari
Se nel settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.
Da: Nino Tarzia su Gennaio 9, 2008
alle 1:05 pm