Appena qualche giorno addietro abbiamo assistito nel territorio della locride, a quella che somiglia molto all’emergenza rifiuti della regione Campania, con la presenza di cumuli di immondizia sulle strade della locride per via dello sciopero degli operatori appartenenti al comparto del ciclo dei rifiuti, che ha mandato in tilt il servizio di raccolta RSU. La mia preoccupazione è che forse la mini crisi che ci ha messo in ginocchio nei giorni scorsi, altro non è che la punta dell’iceberg di un problema che ha origini lontane e che, forse, rappresenta il preludio del fatto che, molto probabilmente, il peggio è già in viaggio ed arriverà portando con se l’aria che si respira nel napoletano. Ma facciamo un passo indietro, cercando di capire da dove parte il problema: nel 1997 la regione Calabria viene commissariata per emergenza ambientale dovuta soprattutto al fatto che, ad un aumento esponenziale della produzione dei rifiuti, in conseguenza dell’aumento dei consumi e delle esigenze della commercializzazione, non corrispondeva un adeguato livello impiantistico strutturale, per cui i commissari mandati in Calabria dal governo, stabilirono la costruzione di diverse discariche per l’abbanco di rifiuti. Fino a qualche anno addietro si censivano in Calabria oltre 400 discariche, in media una per comune, tra cui quella consortile di Siderno, con notevoli disagi per le popolazioni e un enorme rischio di impatto ambientale legato al possibile inquinamento delle falde acquifere anche dopo la chiusura delle stesse. Degno di nota è stato lo sforzo profuso per la riduzione del numero di discariche attive sul territorio, passando da 400 a meno di 50 in tutta la regione, grazie al nuovo piano di gestione dei rifiuti, che segnava la svolta per il ciclo integrato. Il nuovo piano prevede, sulla carta, il sistema gestionale dei rifiuti impostato su due macro blocchi impiantistici noti come “sistema Calabria nord” e “sistema Calabria sud”. Il problema si è posto al momento della realizzazione degli impianti quando, in alcune parti del territorio ed in particolare nella provincia di Cosenza, si è riscontrata la totale contrarietà delle popolazioni e delle forze politiche locali, rendendo di fatto orfano il sistema Calabria della sua parte Nord, che ha continuato e continua a smaltire i rifiuti a Crotone, dove è serrata la protesta in questi giorni dei cittadini contro l’allargamento della discarica che dovrebbe consentire, appunto, i conferimenti della provincia di Cosenza, a più di 100 km dai luoghi di produzione, attraverso il vecchio e pericoloso sistema di abbanco in discarica. Di contro, il sistema denominato “Calabria Sud” che, con grande senso di responsabilità, è stato “sopportato” dai territori del reggino e dai suoi abitanti, compresi quelli di Siderno, sembrava, almeno fino a qualche giorno fa, essere sufficiente a soddisfare i fabbisogni della sola provincia di Reggio Calabria. In tutto questo, l’Ufficio del Commissario non ha fatto i conti col fatto che gli impianti di separazione di rifiuti, da soli, non bastano a gestire il sistema soprattutto nei periodi estivi, dove la produzione dei rifiuti, in alcuni casi, si triplica, tenuto conto della necessità che gli impianti hanno di effettuare lavorazioni industriali sui rifiuti con macchine aventi soglie di potenzialità fisse, rendendo difficoltoso il loro trattamento in impianto. Il tutto avviene per due semplici ordini di motivi: non sono state predisposte, da parte dell’Ufficio del Commissario, in prossimità degli impianti, delle discariche cosiddette di “servizio”, che dovrebbero ospitare la parte di rifiuto ormai inertizzato, quindi innocuo, prodotto dalla separazione. Il secondo motivo, è dovuto al fatto che gli indici di raccolta differenziata attesi dopo la costituzione, in tutto il territorio regionale, di 14 società miste pubblico private, non si sono concretizzati ed anche il contributo regionale a favore della raccolta differenziata “porta a porta” non ha aiutato granché ad alzare le percentuali. Il motivo principale dell’insuccesso della raccolta differenziata è dovuto sostanzialmente alla mancata conoscenza del territorio da parte di chi, dall’alto, ha distribuito contributi a favore della raccolta differenziata, riservandosi il diritto di riprenderseli in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi che, data l’insostenibilità dei progetti, presentati il più delle volte dalle società miste per conto dei comuni, hanno trovato l’inapplicabilità degli stessi per la mancanza di piattaforme di raccolta delle frazioni diverse, con la conseguente inutilità economica ricadente sul territorio, soprattutto per il fatto che i costi del servizio di raccolta porta a porta, doppi rispetto alla normale raccolta stradale, hanno reso vano lo sforzo richiesto ai cittadini di differenziare i rifiuti, impedendo, di fatto, anche la riduzione delle tariffe per lo smaltimento. Con queste problematiche l’assemblea dei sindaci della locride ha chiesto la presenza dell’assessore regionale all’ambiente Diego Tommasi, senza però riuscire, in concreto, ad abbozzare una benché minima proposta che andasse verso la risoluzione dell’emergenza in agguato. Ancora una volta i Sindaci, invece di chiedere garanzie sul futuro prossimo dei nostri rifiuti, hanno preferito badare al proprio orticello, cercando di non contrariare l’assessore Tommasi, e quando da me stuzzicato sul problema rifiuti, la risposta dell’assessore è stata: “la responsabilità è dell’ufficio del commissario per l’emergenza ambientale”. Da qui una domanda sorge spontanea: ma non si faceva prima a convocare il Commissario per l’emergenza ambientale Montanaro. Il punto è che bisogna trovare il coraggio di reagire, e alla svelta. Altro che tartarughe e parchi d’aspromonte, l’emergenza rifiuti è in agguato.(14.07.2007)Antonio Commisso
Inserito da: parliamodambiente | Dicembre 7, 2007

complimenti per il blog e speriamo che il nuovo piano sui rifiuti possa apportare un serio contributo alla problematica
Da: francesco su Dicembre 7, 2007
alle 6:43 pm